LECTIO  DIVINA

XXXIV DOMENICA-CRISTO RE

(24 novembre 2019)

 

Orazione iniziale

 

 

Spirito di verità,

inviatoci da Gesù

per guidarci alla verità tutta intera,

apri la nostra mente

all'intelligenza delle Scritture.

Tu che, scendendo su Maria di Nazareth,

l'hai resa terra buona

dove il Verbo di Dio ha potuto germinare,

purifica i nostri cuori

da tutto ciò che pone resistenza alla Parola.

Fa' che impariamo come lei

ad ascoltare con cuore buono e perfetto

la Parola che Dio ci rivolge

nella vita e nella Scrittura,

per custodirla e produrre frutto

con la nostra perseveranza.


Dalla lettera di San Paolo apostolo ai Colossesi, 1,12-20

Fratelli, 12ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce. 13È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, 14per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. 15Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, 16perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. 18Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. 19È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza 20e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

Collocazione del brano

Nella solennità di Cristo Re questo brano della lettera ai Colossesi ci aiuta a riconoscere la centralità di Cristo, e quindi la sua regalità, in tutto l’universo e all’interno della storia della redenzione. Colossesi 1,12-20 è uno dei tre inni cristologici paolini, dove in modo poetico e solenne si ricordano le principali caratteristiche della persona e dell’azione di Gesù Cristo. In questo inno di Colossesi si vede in particolare come Gesù sia al centro della creazione del mondo e al tempo stesso il principio della riconciliazione del mondo con Dio.

Lectio

Fratelli, 12ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.

Il testo esordisce con uno schema tipico a molti inni: l’invito/esortazione a ringraziare il Signore. Paolo esorta i Colossesi a ringraziare il Padre. Perché? Perché anche loro possono far parte della schiera dei santi che abitano con Dio nella luce. C’è una salvezza che viene direttamente dal Padre e di cui i Colossesi sono fatti partecipi.

13È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore,

Forte è il contrasto luce/tenebre. E’ Dio Padre che ha liberato gli uomini e le donne dal potere delle tenebre e li ha resi parte del regno del suo Figlio. Qui si può leggere in filigrana l’esperienza della liberazione dall’Egitto e l’entrata nella Terra Promessa. Quell’esperienza di liberazione era solo un modello, una piccola anticipazione della liberazione che è avvenuta tramite la morte e la risurrezione di Cristo, liberazione da ben altre tenebre, entrata in un ben altro regno. Il regno è del Padre, ma è stato dato al Figlio del suo amore. Vi è una relazione di amore tra il Padre e il Figlio. E’ l’amore che ha generato il Figlio e che rigenera i figli.

14per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.

Per mezzo del Figlio abbiamo ricevuto la redenzione, cioè il perdono dei peccati, la cancellazione di ogni conseguenza negativa del male e del peccato. Ecco in sintesi ciò di cui dobbiamo ringraziare il Padre: egli ci ha liberato, ha perdonato i nostri peccati, attraverso l’incarnazione, la morte e la risurrezione del Figlio. Non solo: ora possiamo far parte anche noi del suo regno di luce. Nei versetti seguenti si passa all’inno vero e proprio, che analizza la natura di Cristo e della sua opera di redenzione.

15Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione,

Gesù è immagine, eikon, del Dio invisibile. Nell’AT l’immagine appare sin dalle prime pagine: l’uomo è creato a immagine di Dio (Gn 1,26-27). Nei libri sapienziali, la Sapienza stessa è immagine di Dio (Sap 7,26). Anche nell’ambiente greco si concepisce il mondo come immagine di Dio, ma la riflessione dei primi cristiani sembra fissarsi soprattutto su Gesù come manifestazione/incarnazione della Sapienza di Dio, che rivela la grandezza del Padre e mediatrice nei confronti della creazione. Gesù è anche il primogenito. Anche questo termine riveste grande importanza nella cultura biblica. Il primogenito è colui che ha la preminenza sui fratelli e una dignità unica nei confronti del padre. Cristo in quanto primogenito dunque non è solo mediatore nella creazione, ma in lui, in quanto primogenito, si manifesta il volto nascosto e inaccessibile di Dio.

16perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

In questo versetto si ribadisce la centralità di Cristo rispetto alla creazione. Cristo svolge il ruolo di fonte, di fondamento – consistenza e meta finale. Egli esercita la sua signoria nei cieli e sulla terra, sulle cose visibili e quelle invisibili. I Troni, le Dominazioni ecc. erano le varie gerarchie di angeli che erano ritenuti partecipi del governo dell’universo fisico e del mondo religioso precristiano ed erano ritenuti speciali custodi della legge di Mosè e del suo sistema (cf. Gal 3,19 e Col 2,15 ). Anche gli angeli sono stati dunque creati in Cristo e quindi non possono godere di un’adorazione indipendente da lui.

17Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono.

L’essere prima è inteso in senso di anteriorità ma anche di supremazia. La sussistenza di tutte le cose in un principio è un’affermazione cara allo stoicismo, che vedeva appunto l’universo come un insieme divino e coerente. I libri sapienziali avevano applicato questo principio stoico al monoteismo biblico.

18 Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa.

La Chiesa intesa come corpo è un tema caro a Paolo. In Rm 12 e 1Cor 12 il corpo è la comunità dei fedeli. In Colossesi ed Efesini il Cristo è la testa di questo corpo, lo governa e gli dà la vita. Parlando della Chiesa l’autore sposta l’accento dalla dimensione cosmica a quella storica: Cristo si trova concretamente in una comunità di uomini e di donne, che vive riconoscendo la sua supremazia.

Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose.

Mentre la prima parte dell’inno sottolineava la supremazia di Gesù sulla creazione, la seconda parte parla della riconciliazione e della pacificazione universale. Il Cristo è il principio, questo è un tema molto caro ai greci e si ritrova nei testi biblici riguardanti la Sapienza. Segue un termine vicino all’AT, di nuovo il primogenito. Egli così diventa il capostipite di una nuova umanità, quella che ha vinto la morte. In base a questo si ribadisce nuovamente il primato di Cristo su tutte le cose.

19 È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza

Grazie alla sua partecipazione in prima persona alla riconciliazione di tutti gli esseri creati, Gesù Cristo riceve in se stesso ogni pienezza, cioè la pienezza di tutta la divinità, tutto quello che Dio ci vuole comunicare di se stesso in Cristo, per introdurci e perfezionarci in lui. L’idea della dimora di Dio percorre tutto il testo biblico.

20e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.

E’ Dio che ha riconciliato in Cristo e in vista di Cristo tutte le cose. E’ una pacificazione totale, che coinvolge il cielo e la terra. E’ una pacificazione/riconciliazione che ha avuto un preciso momento: la morte in croce di Cristo. E’ questo il punto focale. Se si può negare la partecipazione di Cristo alla creazione, non si può certo evitare il fatto storico della croce e risurrezione di Cristo, che ha permesso una totale riconciliazione di tutte le cose create.

 

 

 Dal vangelo secondo Luca (25,35-43)

35Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto". 36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto 37e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". 38Sopra di lui c'era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei". 39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!". 40L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? 41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male". 42E disse: "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno". 43Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

 

 

Lectio

Questo brano di vangelo, nella solennità di Cristo Re dell’Universo, ci indica il momento in cui Gesù fu proclamato re e si manifestò veramente come tale. Si tratta del momento in cui era inchiodato alla croce. I soldati e il cartiglio sopra la sua testa lo dicono esplicitamente: Egli è riconosciuto come re dei Giudei. I capi del popolo mettono l’accento sulla sua capacità di salvare. Il popolo invece incomincia a rendersi conto e a pentirsi del male che ha compiuto sollecitando la sua crocifissione. In questa scena, vista così, non c’è proprio alcun segno di regalità, né di potenza di fronte al male. Ma nella seconda parte di questo brano abbiamo la conferma che davvero Gesù è il re dei giudei e che davvero è potente di fronte al male. Gesù infatti viene riconosciuto come re dal ladrone e apre a quest’ultimo le porte del suo Regno. Gesù è veramente re anche se in un modo diverso dall’attesa politica del suo popolo. Egli è il Salvatore, non un liberatore militare. L’insistente ripetizione del verbo “salvare” in questo brano indica bene che l’evangelista pone in esso la funzione principale del Messia: salvare l’umanità. Questa salvezza non è da mettere sul piano di una liberazione politica o di un intervento spettacolare in questo mondo: è una realtà futura già raggiunta nella morte.

35Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: "Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto".

Davanti a Cristo messo sulla croce, il popolo stava a vedere. Questo verbo sembra indicare una volgare curiosità della gente che assiste a uno spettacolo. Ma Luca costruisce la frase contrapponendo l’atteggiamento del popolo a quello dei capi. I capi “arricciavano il naso”. Il popolo invece si trova in religiosa attenzione. E’ un atteggiamento che prepara il pentimento (al versetto 48 Luca scriverà che le folle se ne andarono percuotendosi il petto). I capi dunque arricciavano il naso. Lo scherniscono mettendo in dubbio la sua potenza a salvare se stesso. Gesù può salvarsi ma non lo vuole: c’è un’allusione alle tentazioni nel deserto (Lc 4,9-12).

Questa frase di scherno contiene ancora due allusioni:

- poiché Gesù è presentato in veste di taumaturgo («ha salvato altri»), l’invito «salvi se stesso» assume l’aspetto di un sarcasmo simile al proverbio citato in Lc 4,23: «Medico, cura te stesso!».

- mettendo in dubbio il fatto che egli sia il Cristo, implicitamente richiedono che egli dia un segno per dimostrarsi veramente tale.

36Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto

Gli scherni dei soldati sono un elemento caratteristico del vangelo di Luca. Sono ovviamente i militari romani, anche se Luca non lo precisa. Non spiega neanche il loro gesto di porgere a Gesù una bevanda a base di aceto (vino acidulo), un dissetante usato comunemente dai soldati e dai contadini. Il motivo di questo atto non è chiaro: un gesto di compassione (come in Gv 19,28-29) oppure di crudeltà: rianimare il crocifisso per prolungare le sue ore di vita e quindi di sofferenza. Forse però prevale l’intenzione di prendersi gioco di Gesù. Il particolare dell’aceto comunque è stato conservato nella tradizione per il richiamo al salmo 69,21, dove il gesto ha un significato ostile.

37e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso".

La derisione dei soldati romani è parallela a quella dei capi giudei, ma si concentra sull’aspetto politico, riferendosi all’accusa nel processo romano (Lc 23,3). Dal punto di vista narrativo, essa è plausibile, poiché riprende i termini del titulus che i soldati potevano leggere. Meno appropriato l’invito «salva te stesso» in rapporto alla regalità derisa. L’invito è come una seconda ondata di provocazione e di tentazione.

38Sopra di lui c'era anche una scritta: "Costui è il re dei Giudei".

L’iscrizione posta sopra Gesù crocifisso fa parte degli scherni «politici» e non indica solo il motivo della condanna. Infatti il de kai con cui è introdotto può essere tradotto anche con “infatti”, e si trova così collegato con gli scherni dei soldati. La tavoletta con la sentenza veniva appesa al collo del condannato quando si recava al luogo del supplizio. L’iscrizione «re dei giudei», presente in tutti e quattro i vangeli, è senza dubbio storica, è l’unica cosa conosciuta che sia stata scritta su Gesù durante tutta la sua vita.

39Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!".

Mentre l’evangelista Marco conclude la scena della crocifissione dicendo: «anche coloro che erano crocifissi con lui lo insultavano» (Mc 15,32b), Luca differenzia i due crocifissi.

Il primo malfattore si associa agli scherni dei presenti, più precisamente a quelli dei capi, riprendendo in forma negativa il sarcasmo «Non sei tu il Messia?». Luca utilizza il verbo «bestemmiare» (come in Lc 22,65) che, visto il contenuto della derisione (identico al v. 35) non è diverso da «deridere», «schernire». Il contenuto non permette neanche di precisare meglio l’identità dei briganti: pagani o giudei? zeloti o ladri?

Per la terza volta risuona «salva te stesso». Qui giustamente viene aggiunto «e noi», data la situazione di chi parla. Ma Gesù aspetta la salvezza solo da Dio, e secondo la logica paradossale di Lc 9,24 «chi perde la sua vita... la salverà».

40L'altro invece lo rimproverava dicendo: "Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena?

Mentre in (Mc 15,32b) i due crocifissi insieme con Gesù lo ingiuriano, in Luca uno di loro si stacca dal coro per assumere la veste del «buon ladrone», al fine di dare alla sezione il valore di un insegnamento di tipo sapienziale: l’essere crocifisso, quindi l’essere vicino alla morte e al giudizio divino, dovrebbe indurre il malfattore a «temere Dio» e a non schernire. Nella Bibbia e nel giudaismo, il timore di Dio è l’atteggiamento autenticamente religioso nei confronti di Jahwè e implica riconoscimento della sua potenza, fiducia e obbedienza. Non temere Dio caratterizza l’atteggiamento dello stolto e dell’empio dinanzi a Lui.

41Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male".

Il buon ladrone riconosce il male fatto e la giustezza della punizione. Il suo è un segno di penitenza e quindi di pentimento. Non è mai troppo tardi: anche all’ultimo momento c’è possibilità di salvezza per un malfattore. Il contrasto “e noi... ma costui” vuole soprattutto sottolineare di nuovo l’innocenza di Gesù, proclamata ora da un malfattore.

42E disse: "Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno".

Adesso il buon ladrone si rivolge direttamente al Crocifisso e lo interpella col vocativo «Gesù», esclamazione sorprendente perché unica nel Nuovo Testamento. Il malfattore pentito non si rivolge a Dio, ma a Gesù, e lo riconosce nella sua funzione messianica. E’ chiaro l’orientamento cristologico che caratterizza la preghiera cristiana. Per il buon ladrone, Gesù è il Messia risorto-Figlio dell’uomo col quale ha trovato un rapporto personale. La sua preghiera viene però formulata nella lingua e nelle categorie della preghiera giudaica (giudeo-cristiana). Il «ricordarsi» è un elemento tipico di tale preghiera. Si chiede a Dio di posare uno sguardo di bontà, intervenendo a favore dell’orante. Nella Bibbia, il «ricordarsi» implica la fedeltà di Jahwè alle sue promesse, all’alleanza (cf. Lc 1,72). L’ultima parte della preghiera, «quando verrai nel tuo regno», ha diverse varianti testuali importanti. Forse è meglio mantenere il senso semitico della parola: il ladrone aspetta il regno messianico (il tuo regno) dell’attesa giudaica (giudeo-cristiana) mediante il quale il Messia instaurerà con potenza il Regno di Dio sulla terra alla fine dei tempi (la Parusia).

43Gli rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso".

Il ladrone aspettava una salvezza futura situata alla fine dei tempi. Gesù gli garantisce la salvezza «oggi». La promessa è solenne e ha il carattere di un correttivo rispetto all’attesa escatologica giudaica del ladrone, tanto più che «oggi» è posto enfaticamente all’inizio della frase. L’«oggi» come attualizzazione del tempo di salvezza nel presente è importante nella teologia di Luca. La novità dell’oggi risuona alla nascita di Gesù (Lc 2,22), al momento iniziale del ministero pubblico (Lc 4,21) e anche adesso: la morte di Gesù inaugura la salvezza per quelli che muoiono riponendo in lui la loro fiducia. Alquanto inattesa è la parola «paradiso». Il termine è di origine persiana e aveva il senso di parco, giardino recintato. La Bibbia greca dei Settanta lo utilizza per indicare il giardino dell’Eden descritto in Gn 2-3. La parola indicherà quindi un luogo di felicità: nella letteratura apocalittica il paradiso diventa l’Eden escatologico: il paradiso è nascosto ora nel cielo e scenderà sulla terra alla fine dei tempi. Nel libro etiopico di Enoc, il paradiso è descritto come il posto riservato nello sheol alle anime dei giusti, in attesa della risurrezione universale: un ambiente di luce con una sorgente d’acqua, distinto da altri ambienti tenebrosi per i cattivi. In questo paradiso provvisorio si trovano i patriarchi (cf. Lc 16,22) e i martiri vi sono trasferiti subito dopo la loro morte (cf. Sap 3,1.3). Sullo sfondo di questa rappresentazione giudaica, Gesù è convinto di trovarsi, subito dopo la morte, assieme ad Abramo e ai patriarchi nel paradiso, in attesa della risurrezione e promette al malfattore pentito che egli sarà là con Lui. Ma queste parole, «sarai con me», hanno anche un altro significato. Gesù promette al buon ladrone una vita di comunione con Lui, e subito. Nella visione cristiana questa comunione con Cristo risorto è in se stessa la beatitudine definitiva, la salvezza piena. Per l’evangelista, la salvezza promessa al malfattore è definitiva e piena, grazie alla risurrezione di Gesù. Con Gesù risorto l’«oggi» acquista carattere di definitività.

 

 

 

Orazione Finale

 

Quell'uomo sapeva di aver commesso tanti sbagli
e di aver meritato la condanna degli uomini.
Quell'uomo avvertiva di aver rovinato

la sua esistenza, che ora stava per terminare
e nel modo più terribile, più ignominioso,
sotto gli occhi di tutti.

Quell'uomo, Gesù, non può fare a meno
di constatare l'odio che ti circonda:

il silenzio colpevole, l'omertà dei più

che si limitano ad osservare ciò che accade,
le derisioni dei capi

che hanno realizzato il loro piano
e ora si illudono di averti fermato,
le beffe e il rancore dei soldati
che probabilmente ti scambiano
per uno di quegli esaltati

che hanno dato loro filo da torcere

e che hanno provocato morte tra le loro fila.
E poi, addirittura, gli insulti

di chi è appeso anch'esso ad una croce
e sta andando incontro alla fine.

Eppure, nonostante tutto, quell'uomo
intuisce che tu non sei un ciarlatano,
che il modo in cui stai affrontando

le sofferenze inaudite della croce

e la barriera di un odio ingiusto

rivela un amore più forte,

più tenace di qualsiasi cattiveria.

E fa l'unica cosa sensata:

si affida a te, alla tua bontà,

alla tua misericordia, alla tua tenerezza.
E tu fai di lui, che innocente non è,

il primo cittadino del paradiso.

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webmaster Dario Candela email darcan99@gmail.com

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